Cronache dalla Riviera Inglese

Cronache dalla Riviera Inglese

Recentemente sono stato invitato dall’Associazione britannica The Yacht Harbour Association (TYHA) per compiere due giorni di sopralluoghi all’interno di 7 porti turistici nel sud-ovest del Paese (definita la riviera inglese). Questo è il mio lavoro, guardare/studiare dietro le quinte dei porti dove il diportista normalmente non può arrivare.
Conosco la realtà anglosassone da ormai 10 anni sia perché valutatore per l’accreditamento dei porti turistici nell’ambito del programma Gold Anchor Scheme e sia perché membro dello European Certified Marina Manager Group. Ho inoltre avuto la possibilità di studiare in Inghilterra e collaborare con importanti realtà britanniche come MDL Marinas.

Questo articolo non ha lo scopo di mettere a confronto i porti nazionali con quelli britannici ma bensì di evidenziare alcuni punti di interesse di questi ultimi.

Vediamo insieme un po’ di curiosità e cose interessanti trovate.

Partiamo dal Marina Manager (in italiano Direttore del Porto) un ruolo che, a differenza di molti porti nostrani, è affidato a persone con reali capacità manageriali e certificate secondo l’unico standard internazionale riconosciuto dal Global Marina Institute. A loro la proprietà si rivolge per il raggiungimento degli obbiettivi.

Accreditamento internazionale. E’ raro che un porto turistico non sia accreditato Gold Anchor (e non tutti ottengono necessariamente 5 Ancore; questo è il vero valore dello schema).

Sicurezza. Quale è una delle cose che più ci infastidisce nel sereno godimento del posto barca? Qualcuno che possa avere indisturbato accesso alla nostra unità senza permesso. In UK questo aspetto è tenuto seriamente in considerazione utilizzando “corposi” cancelli di ingresso ai pontili. Tutti i porti visitati, così come quasi tutti i porti inglesi, valutano attentamente l’aspetto legato alla security (sicurezza intesa come antiterrorismo; furti, accessi da parte di persone indesiderate; etc.) e mantenere un elevato standard di sicurezza è molto importante. È prevista una sorveglianza H24 da parte di personale competente (e non da solo) con i pontili dotati di cancelli ed uso di tastiera o telecomando. La maggior parte sono automatici e quasi impossibili da eludere; non c’è bisogno di chiavi o di suonare un campanello…basta un codice o un badge e il cancello si apre e si chiude elettricamente in maniera molto rapida.

Dispositivi di salvataggio in caso di uomo a mare.

Su questo aspetto sono, correttamente, quasi maniacali. Tutto deve partire da una valutazione del rischio dedicata a questo particolare ambiente e condotta da un professionista esperto in sicurezza portuale. Le scalette di sicurezza per la risalita e i salvagenti anulari devono rispettare requisiti ben precisi: le scalette devono avere colori vivaci (giallo fluorescente o rosso) in modo tale che siano visibili anche di notte e dovrebbero essere idealmente distribuite non oltre 50 metri con un rapporto minimo di 1 per 30 ormeggi. Si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di fornire scale aggiuntive in aree ad alta attività come la banchina di rifornimento carburante e l’area di alaggio e varo.

Dovrebbe inoltre essere usata una segnaletica appropriata ed evidente (un’asta verticale alta) che possa attirare l’attenzione degli utenti del porto ed indicante le loro posizioni ed essere più facilmente notate. Prendere in considerazione l’utilizzo di segnaletica fluorescente per indicare la posizione delle scale di sicurezza su pile adiacenti (dove presenti). Il numero e la posizione dei salvagenti anulari dovrebbe essere anch’essa basato su una appropriata valutazione del rischio come descritta. In linea di massima dovremmo trovare 1 salvagente per 30 ormeggi su ogni molo o un minimo di 1 entro 60 metri lungo le passerelle principali e in modo che possa essere ragionevolmente visto da ogni luogo. I salvagenti anulari dovrebbero avere linee di lancio mobili collegate.

 

Vi segnalo altre 3 situazioni (con foto esplicative) che ritengo interessanti e degne di nota:

sui pontili dei porti turistici ho trovato molti cartelli rossi con pulsante ed avvisatore acustico da utilizzare in caso di uomo a mare, emergenza medica o evacuazione. In un’epoca dominata dagli smartphone il caro vecchio allarme sonoro forse può raggiunge più persone e più velocemente

 

i defibrillatori sono collocati direttamente sui pontili in modo che il personale medico possa intervenire più rapidamente

degno di nota anche l’organigramma visuale con le foto e i nomi dei responsabili ed operativi del porto al fine di semplificare la comunicazione interna.

Che cosa mi piace di più dei porti inglesi e del loro management?

Sicuramente la competenza marinaresca, l’etica e la fortissima attenzione per la sicurezza delle persone e la tutela ambientale. L’uso dei drystack.

Che cosa mi piace di meno?

Beh, da italiano devo rilevare come la bellezza estetica della stragrande maggioranza dei nostri porti sia praticamente irraggiungibile.