Il 28 ottobre 2018 gran parte dell’Italia fu colpita da uno dei più devastanti eventi meteorologici che abbiano mai interessato la nostra penisola; più di un porto turistico subì danni ingentissimi le cui conseguenze, in alcuni casi, si protraggono ancora oggi con pesantissime ricadute sulle economie locali e sui posti di lavoro. Uno dei casi forse più significativi è rappresentato dal Porto Carlo Riva di Rapallo, primo porto turistico privato nazionale nonché marina italiano fra i più affermati che, dopo una estate suo malgrado turbolenta, sembra fortunatamente essere in dirittura d’arrivo per una piena e completa operatività.  Si tratta di un argomento tutt’altro che superato o inattuale; basti vedere quanto recentemente accaduto nell’importante porto commerciale di Savona-Vado Ligure dove, a seguito dell’emissione di un’alletta rossa, i lavoratori del porto hanno scioperato chiedendo “la convocazione urgente di un incontro per affrontare tutte le problematiche riguardanti e collegate con l’allerta meteo”. La protesta ha voluto “richiamare l’attenzione dell’Autorità di Sistema Portuale e delle altre istituzioni competenti sulla carenza di sicurezza percepita dai lavoratori in occasione delle allerte meteo.” A distanza di un anno da quella triste e difficile notte ho voluto riprendere ed aggiornare un articolo che scrissi nel lontano 2014 per il blog di Ormeggionline. Il tema, che qui è trattato solo da un punto di vista gestionale e non costruttivo/strutturale, vuole provare a fornire alcuni spunti di riflessione riportando considerazioni personali basate su valutazioni professionali volutamente generiche in quanto ogni porto, approdo, punto d’ormeggio deve rispettare le procedure e gli obblighi derivanti dalle Leggi, dalla Concessione Demaniale, dal Piano Comunale di Protezione Civile, dal Codice della protezione civile, dal Regolamento del Porto approvato dalla Capitaneria di Porto, dal Codice della Navigazione ed ogni norma, locale e nazionale, vigente.

Photo by GEORGE DESIPRIS

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“Si interviene abbastanza correttamente nelle emergenze, ma è nella prevenzione di queste che c’è sempre un deplorevole ritardo” 

 

Le emergenze si verificano sempre quando meno te lo aspetti e spesso sorprendono il personale. Quando un incidente colpisce un gran numero di persone, sia direttamente che indirettamente, allora è probabile che sia considerato come disastro. Spesso l’unica differenza tra incidente e disastro è data dalla fortuna, dal tempismo, dalla posizione del marina e dalla sua organizzazione. Non potendo agire sulla fortuna, e nemmeno sulla posizione geografica, bisogna quindi concentrare l’attenzione su ciò che è possibile fare in termini organizzativi e preventivi. La forza del mare è indubbiamente inarrestabile ma si può, si deve, cercare di porre in essere azioni che limitino il più possibile danni materiali ed evitino soprattutto la perdita di vite umane.

L’esperienza mi ha dimostrato quanto ancora sia limitata la predisposizione di alcuni management portuali ad occuparsi realmente e concretamente della prevenzione e gestione di  eventi poi rivelatisi drammatici. Alcune persone possono ritenersi molto fortunate e attraversare tutta la loro vita professionale senza trovarsi ad affrontare una grave emergenza o una catastrofe. I cambiamenti climatici ci stanno però insegnando che queste persone tendono ormai ad essere l’eccezione rispetto alla regola. E’ molto probabile, per chiunque operi nel settore della portualità, che prima o poi si troverà ad affrontare qualcosa di inaspettato e le cui conseguenze si riveleranno superiori a quanto atteso (e senza possibilità di tornare indietro nel tempo). Quello che possiamo e dobbiamo fare è provare continuamente a migliorare; oggi meglio di ieri e domani meglio di oggi.

La prevenzione consiste nell’insieme delle attività di natura strutturale e non strutturale, svolte anche in forma integrata, dirette a evitare o a ridurre la possibilità che si verifichino danni conseguenti a eventi calamitosi anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione”. Così recita l’articolo 2 comma 3 del Codice della Protezione Civile in vigore dal 6 febbraio 2018 (D. Lgs. n.1 del 02/01/18) che definisce i doveri e le responsabilità sia delle Amministrazioni centrali che periferiche. Il Sindaco, insieme al Presidente della Regione in qualità di autorità territoriali di protezione civile, esercita le funzioni di vigilanza sullo svolgimento integrato e coordinato delle attività da parte delle strutture afferenti alle rispettive amministrazioni. In particolare il Sindaco, in coerenza con quanto previsto dal D.Lgs 18 /08/00 n. 267 (e ss.mm.ii) per finalità di protezione civile è responsabile, altresì:

  • dell’adozione di provvedimenti contingibili ed urgenti di cui all’articolo 54 del D.Lgs 18 /08/00 n. 267, al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli per l’incolumità pubblica, anche sulla base delle valutazioni formulate dalla struttura di protezione civile costituita…omissis…;
  • dello svolgimento, a cura del Comune, dell’attività di informazione alla popolazione sugli scenari di rischio, sulla pianificazione di protezione civile e sulle situazioni di pericolo determinate dai rischi naturali o derivanti dall’attività dell’uomo;
  • del coordinamento delle attività di assistenza alla popolazione colpita nel proprio territorio a cura del Comune, che provvede ai primi interventi necessari e da’  attuazione a quanto previsto dalla pianificazione di protezione civile, assicurando il costante aggiornamento del flusso di informazioni con il Prefetto e il Presidente della Giunta Regionale in occasione di eventi di emergenza di cui all’articolo 7, comma 1, lettere b) o c) .

Per quanto qui trattato non possiamo non rilevare come le dimensioni raggiunte da molti moderni porti turistici li abbiano ormai resi “paragonabili” a piccoli borghi dove, alla presenza delle unità da diporto, si sono aggiunti box auto, attività commerciali e residenze. La Direzione del porto deve quindi essere in grado di gestire l’emergenza, e collaborare con le Autorità competenti, sia nella fase di allerta che nel corso dell’ evento meteo avverso formando il proprio personale ed organizzandosi per affrontare questo e gli altri tipi di avvenimenti che potrebbero verificarsi in porto: incendio, inquinamento o emergenze mediche. Uno dei primi aspetti da approfondire è la corretta gestione del c.d. messaggio di allerta meteo e del successivo flusso di informazioni.

Il messaggio di allerta, emesso dalla Protezione Civile Regionale, è consultabile quotidianamente sul sito web accessibile a chiunque e in forma totalmente gratuita (oltre che ufficiale). La pagina contiene una serie di informazioni essenziali per poter approfondire le previsioni meteo compreso l’indicazione del livello di vigilanza/allerta per i fenomeni di rilievo come piogge, venti forti e mare (quelli che interessano una struttura portuale.). A prescindere dalla ricezione del messaggio di allerta da parte della Capitaneria di Porto, o da altre Autorità competenti, la Direzione portuale dovrebbe comunque provvedere a monitorare, quotidianamente, i bollettini meteo disponibili gratuitamente su molti siti web compreso quello già citato dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente. In questo modo sarà possibile valutare in anticipo se attivarsi, nel caso di previsioni particolarmente avverse e pur in attesa di una eventuale allerta meteo “ufficiale”, per la predisposizione delle azioni preventive descritte nel piano di emergenza. N.B. Bisogna fare estrema attenzione alla sorgente dell’avviso perché, a quanto pare, ci sono individui che si dilettano a fornire informazioni false. Per questo motivo, ma anche per ragioni di natura assicurativa qui non trattati, è consigliabile fare SEMPRE riferimento ai canali ufficiali di Arpa, Comune, Regione o Capitanerie di Porto (Comandante del Porto).

 

Cosa fare quando si riceve un messaggio di allerta?

La Capitaneria di Porto competente per territorio generalmente** estende,  sulla base dell’avviso meteorologico Regionale del Centro Funzionale Meteo Idrologico di Protezione Civile-Agenzia Regionale per l’ambiente,  il c.d. “Avviso di condimeteo avverse” che viene trasmesso ad una serie di indirizzi predefiniti fra i quali la Direzione del porto turistico. La trasmissione dell’allerta avviene in linea di massima via fax, o via e-mail, agli indirizzi che la Direzione del Porto ha in precedenza provveduto a comunicare alla stessa Autorità Marittima. È importante evidenziare che tale comunicazione potrebbe non essere l’unica ma, relativamente allo stesso evento, la prima di una serie che potrebbero susseguirsi per comunicare l’eventuale peggioramento e/o prolungamento temporale dell’allerta. La comunicazione di cessazione dell’allerta meteo avviene allo stesso modo.

La diffusione del messaggio di allerta da parte della Capitaneria di Porto, per quanto capillare possa essere, potrebbe non raggiungere ogni singola attività insistente e/o operativa presso l’area in concessione al marina come, ad esempio, gli operatori portuali o le attività di alaggio/varo/rimessaggio che, potenzialmente, potrebbero essere interessati da un evento meteorologico che potrebbe metterli a rischio. La Direzione del porto potrebbe quindi trovarsi nella condizione di dover tempestivamente estendere loro tale/i messaggio/i secondo una procedura preventivamente condivisa con le stesse attività e le Autorità.

Ricevuto un messaggio di allerta per condizioni meteo avverse la Direzione del marina dovrebbe quindi valutare di inoltrarne copia, senza ritardo e con le modalità descritte nel Piano di emergenza (a mano con firma per ricevuta, via e-mail, fax, pubblicazione sul sito web, via WhatsApp o con post dedicati sui social media aziendali), ad un elenco prestabilito di “operatori/utenti/artigiani del porto”. Nel  caso in cui i messaggi di allerta si susseguissero, ed è per questo motivo che l’attenzione del marina non si conclude con il primo invio, la procedura dovrebbe essere ripetuta. Copia del documento potrebbe essere inoltre esposta presso le bacheche presenti in porto, presso la radice di ogni singolo accesso ai moli/pontili, nell’area dedicata ai pescatori ovvero in ogni punto del marina ritenuto potenzialmente “a rischio”. Se ritenuto opportuno il marina potrebbe anche contattare telefonicamente i singoli titolari di posto barca le cui unità potrebbero essere maggiormente interessate dall’imminente evento*.

 

Il Piano di evacuazione ed emergenza

Abbiamo visto che il management portuale deve predisporre una serie di procedure aventi l’obiettivo ultimo di fornire direttive e indicazioni su come l’organizzazione dovrà gestire le comunicazioni ed affrontare l’evento meteo al fine di cercare di contenerne gli effetti mantenendo la situazione in condizioni di esercizio. L’insieme di queste procedure deve essere contenuto nel c.d. Piano di emergenza.

 

“Una vigile e provvida paura è la madre della sicurezza.” (Edmund Burke)

 

Tutte le attività produttive (fabbriche, uffici, impianti, pubblica amministrazione, ecc.) ove sono occupati 10 o più dipendenti ed in quelle ove si esercitano attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco ai sensi del D.P.R. 151/2011 sono obbligate ad avere un piano di emergenza ed evacuazione come indicato dal T.U sulla sicurezza (D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81) – all’ art. 43 – e dal D.M. 10 marzo 1998 – all’art. 5 redatto in conformità ai criteri di cui all’allegato VIII. Il Piano di emergenza è redatto dal datore di lavoro, in collaborazione con il RSPP e gli addetti alle emergenze, tenendo conto della struttura, del tipo di attività, dei turni di lavoro, dell’eventuale presenza di persone esterne e della composizione della squadra di emergenza. È un documento fondamentale e dovrebbe contenere tutte le azioni da intraprendere, sia a livello preventivo che operativo, per organizzare i necessari rapporti con i servizi pubblici competenti nella gestione dell’emergenza (primo soccorso, salvataggio, lotta antincendio) che in questo articolo relazioniamo al porto turistico e all’emergenza meteorologica. Si tratta di una raccolta di procedure che, per essere efficaci, devono essere redatte da personale competente, magari certificato, e provate periodicamente. Questo significa che non è sufficiente che il Piano sia semplicemente stilato, e magari tenuto in un cassetto a dimostrazione di aver adempiuto, ma che deve essere continuamente testato, aggiornato e modificato secondo quanto emerso dalle esercitazioni o dalla reale attività. A tale proposito è raccomandabile una sua revisione annuale da parte del management portuale e l’invio, magari previa condivisione, al Comando dei Vigili del Fuoco, alla Capitaneria di Porto, all’Autorità di Sistema Portuale (se presente) e all’Amministrazione Comunale.

Il Piano dovrebbe indicare le procedure che devono essere seguite, sia dai lavoratori che dalle altre persone presenti, per l’evacuazione del luogo di lavoro; le disposizioni per chiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco e per fornire le necessarie informazioni al loro arrivo; specifiche misure per assistere le persone disabili; etc. Il piano di emergenza deve inoltre identificare un adeguato numero di persone incaricate di sovrintendere e controllare l’attuazione delle procedure previste (D.M. 10/03/98). Per quanto riguarda l’aspetto qui in esame il piano dovrebbe dettagliare i nominativi ed i recapiti delle persone responsabili della ricezione ed analisi dei messaggi di allerta; le modalità di comunicazione; il calendario delle esercitazioni da effettuarsi nel corso dell’anno; il nome del coordinatore delle emergenze e del sostituto; etc.

 

Quale è la normativa di sicurezza applicable in ambito portuale?

L’ambiente portuale è caratterizzato da una elevata complessità tecnica e organizzativa. Il personale dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro che opera in ambito portuale necessita di una formazione specifica finalizzata all’autonomia operativa in aree caratterizzate da rischio alto e specifico. Qui di seguito sono schematicamente riportate le normative applicabili.

 

 

 

Alcuni suggerimenti dettati dall’esperienza

  • Non sottovalutate mai un messaggio di allerta.
  • Siate chiari nelle comunicazioni cercando di raggiungere il maggior numero di persone interessate.
  • Realizzate una valutazione del rischio dedicata ed adeguata in base alla struttura, agli impianti ed alla sua collocazione geografica.
  • Preparate professionalmente il vostro staff cercando di valutare ogni piccolo dettaglio che vi potreste trovare ad affrontare.
  • Dotatevi per tempo di equipaggiamenti di sicurezza e di strumenti/materiali che potrebbero esservi utili nel momento dell’evento (transenne, cartellonistica, luci di emergenza a batteria, semafori mobili, pompe di sentina barellabili, etc.)
  • Stringete accordi con chi ha a disposizione mezzi che potrebbero mettervi a disposizione in caso di necessità (panne antinquinamento, mezzi nautici, etc).
  • Definite chiaramente le procedure da seguire e condividetele con le Autorità competenti.
  • Fate sempre riferimento ai canali ufficiali delle Amministrazioni dello Stato (Arpa, Comune, Regione , Capitanerie di Porto).
“Ognuno desidera che la vita sia semplice, sicura e senza ostacoli; ecco perché i problemi sono tabù. L’uomo vuole certezze e non dubbi, risultati e non esperienze, senza accorgersi che le certezze non possono provenire che dai dubbi e i risultati dalle esperienze.”
(Carl Gustav Jung)

 

*Salvo obblighi in capo a terzi dettati da norme di Legge o da obbligazioni contrattuali.
** Dipende dall’Autorità Marittima