Rifiuti prodotti da navi e e aree portuali.

Uno dei settori in cui più si intersecano i profili relativi alla discrezionalità amministrativa e tecnica è il diritto dell’ambiente. E’ indubbio che nell’ambito della Costituzione europea la tutela dell’ambiente riveste un ruolo di centralità. In questo contesto si inserisce il ruolo  del Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti (RTGR); una figura professionale sempre più importante per le imprese coinvolte nell’ambito della gestione dei rifiuti. Un professionista importante verso il quale il Comitato Nazionale Gestori Ambientali del Ministero dell’Ambiente ha posto ulteriore attenzione intervenendo recentemente con la circolare n. 59 del 12 gennaio 2018  introducendo alcune novità su aspetti che meritavano una sua migliore definizione.

 

Chi è e che cosa fa il RTGR?

E’ un ruolo che non può essere assunto da chiunque e non è riconducibile né all’istituto della delega di funzioni né ad una figura di supporto all’imprenditore (come è invece il Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione – RSPP).

Il Responsabile Tecnico Gestione Rifiuti è una figura tipica della normativa dei rifiuti oggi vigente e che non ha eguali con altri soggetti aziendali. Ha la responsabilità di svolgere azioni volte ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa e di vigilare sulla corretta applicazione della normativa di riferimento.

Un esempio dell’importanza della presenza dell’RTGR in azienda? E’ una delle condizioni necessarie, pena inammissibilità, affinché l’impresa possa regolarmente iscriversi all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e poter partecipare ai bandi di gara pubblicati dalle Regioni o dalle Autorità di Sistema Portuale.

Esempio: La procedura aperta affidamento servizio pulizia strade, piazzali, aree pubbliche e comuni, specchi acquei, ritiro, trasporto, smaltimento rifiuti, servizi connessi comprensorio portuale Savona e Vado Ligure

Una impresa marittima deve nominare un RTGR?

Dipende dall’attività che svolge.

Impresa che effettua i servizi di pulizia di uno specchio acqueo di un comprensorio portuale attraverso mezzi navali attrezzati per la raccolta rifiuti solidi dalla superficie marina.

Si tratta di rifiuti delle aree portuali che, nella maggior parte dei casi, sono di tipo urbano ed i cui criteri da dimostrare da parte dell’azienda sono descritti nella Delibera n. 5 del 3/11/2016 dell’Albo Nazionale (Criteri e requisiti per l’iscrizione all’Albo, con procedura ordinaria, nelle categorie 1, 4 e 5, nella TABELLA D3: REQUISITI MINIMI PER L’ISCRIZIONE NELLA CATEGORIA 1: SOTTOCATEGORIA RACCOLTA E TRASPORTO DI RIFIUTI URBANI NELLE AREE PORTUALI).

In questo caso per effettuare il trasporto di tali rifiuti l’impresa deve essere quindi iscritta nella categoria 1 dell’Albo gestori e, quindi, ottemperare, fra gli altri requisiti, anche alla nomina del RTGR.

 

Impresa che effettua invece i servizi di operazioni di discarica di navi petroliere (collegamento manichette e assistenza alla discarica) ovvero interventi di bonifica in caso di inquinamento da idrocarburi.

Si tratta in questo caso di rifiuti speciali gestiti dall’impresa e la cui gestione è ascrivibile alle categorie 4 e 5  (a seconda che si tratti di rifiuti pericolosi o meno) della TABELLA D3: REQUISITI MINIMI PER L’ISCRIZIONE NELLA CATEGORIA 1: SOTTOCATEGORIA RACCOLTA E TRASPORTO DI RIFIUTI URBANI NELLE AREE PORTUALI).

Anche in questo caso è necessaria la nomina dell’RTGR per effettuare il trasporto di tali rifiuti e l’iscrizione dell’impresa all’Albo gestori.

 

 

 

La risposta sembra chiara ma quante imprese marittime sono in linea con quanto descritto? 

Pulizia specchi acquei, ritiro e trasporto rifiuti. I mezzi nautici.

Qui dobbiamo provare ad interpretare la Legge. L’art. 265 –  Disposizioni transitorie del D.lgs n. 152/2006, che al comma 2 prevede:

  1. In attesa delle specifiche norme regolamentari e tecniche in materia di trasporto dei rifiuti, di cui all’articolo 195, comma 2, lettera 1), e fermo restando quanto previsto dall’articolo 188-ter e dal decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 in materia di rifiuti prodotti dalle navi e residui di carico, i rifiuti sono assimilati alle merci per quanto concerne il regime normativo in materia di trasporti via maree la disciplina delle operazioni di carico, scarico, trasbordo, deposito e maneggio in aree portuali. In particolare i rifiuti pericolosi sono assimilati alle merci pericolose.

 

Parrebbe quindi che per la fase di raccolta e trasporto, esclusivamente sull’acqua, l’iscrizione all’Albo non sia dovuta essendo sufficienti le autorizzazioni previste per le merci.

L’obbligatorietà nasce invece nel momento in cui sia effettuato il trasbordo dei rifiuti dall’unità navale ai veicoli terrestri per il successivo conferimento in discarica o impianto autorizzato.

Da evidenziare che alcune Autorità (vedi Venezia) richiedono già l’iscrizione all’Albo a prescindere dal fatto che si usino mezzi nautici o meno e che il trasporto avvenga su acqua o no.

N.B. per completezza di informazione si deve sapere che anche all’interno delle Sezioni dell’Albo in parola ci sono pareri discordanti sull’autorizzazione alla raccolta e trasporto dei rifiuti su acqua, in quanto molti si appellano proprio all’art. 265 del 152/2006.

 

Per dirimere la questione si dovrebbe procedere in questo senso:

  1. interpellare la singola Autorità di Sistema Portuale per conoscere la posizione in merito all’art. 265, comma 2, e la corretta gestione dei rifiuti;
  2. in base alla risposta ottenuta valutare l’iscrizione all’Albo per i mezzi navali;
  3. comunque, a prescindere dalla risposta, sarà sempre necessaria l’iscrizione all’Albo se il servizio è integrato con il trasporto su ruota per il conferimento del rifiuto.

 

E tu come ti comporti?

 

Grazie al contributo del Dott. Stefano Maglia di TuttoAmbiente.